AGGIORNAMENTO MERCATI: l’asset allocation non dorme mai
A riprova dell’importanza di disporre di un servizio attento sui propri risparmi, dove il dinamismo e la logica intervengano periodicamente nelle scelte del proprio portafoglio, ci preme iniziare il 2026 con alcune raccomandazioni sempre più decisive per il buon esito delle performance.
Il principale quesito da cui partire rimane sempre il medesimo: i mercati si prenderanno una pausa? Siamo di fronte ad un ciclo di rialzi in prossimità del culmine?
Stando alle raccomandazioni dei principali players parrebbe di no:
- Trimestrali benevole, specie per le big companies
- iniezioni fiscali un po’ ovunque
- politiche monetarie accomodanti
- debolezza strutturale del dollaro
- rivoluzione tecnologica e relativo fermento in atto
spostando la bilancia in direzione dell’ottimismo.
Restano sicuramente minacciosi aspetti come:
- esito degli investimenti mostruosi nel settore tech e AI
- risvolti geopolitici sempre più critici che minano l’ordine secolare dei rapporti internazionali
- lenta e diffusa sfiducia sul debito pubblico a lunga scadenza
- prospettive di graduale aumento della disoccupazione
che però nel breve risultano meno gravosi dei primi elencati.
Prendendo per buono questo apparente attuale stato di grazia dei mercati resta da chiederci se è utile fare delle scommesse settoriali e perché uno dovrebbe diversificare il proprio asset dominato da anni dalle big cap statunitensi.
Il 2025, specie per chi valorizza i propri investimenti non in dollaro, tale dominio ha subito delle crepe piuttosto evidenti. Tra storno del dollar index (l’indice che confronta il dollaro con le altre valute mondiali) e la minor performance relativa dell’S&P rispetto alla maggior parte delle altre piazze, la rotazione geografica avrebbe rappresentato una scelta più che corretta.
Continua probabilmente ad essere una saggia decisione a nostro avviso anche per il 2026. Il ritardo di alcune piazze come quella europea, ma anche asiatica e diverse altre poco considerate dagli investitori nell’ultimo decennio, propone un certo interesse ora più che mai maturo.
Provando a combinare prospettive positive con i timori elencati sopra non resta che delineare un’allocazione, usando un termine molto in voga, il più resiliente possibile.
Esistono settori quindi o aree geografiche capaci di generare profitti o attutire meglio i colpi in caso di rallentamento economico o di scenari di crescente avversione al rischio?
E ancora, esistono anche delle strategie gestionali da inserire in portafoglio che possano generare utili tenendoci un po’ lontani dalla possibile volatilità che si genererebbe se qualcosa andasse storto nel 2026?
Il primo quesito ci ha già visto in precedenti post esprimere un certo ottimismo verso quei Paesi sviluppati e in via di sviluppo che hanno nei propri indici di Borsa titoli dal solido fatturato e decisamente più a buon mercato di quelli americani. L’IA impatta e lo farà ovunque, migliorando economie di scale e bilanci di ogni realtà produttiva.
L’Europa, per quanto politicamente poco determinante a livello internazionale e divisa internamente su temi scottanti come quello della sicurezza e del debito, ha abbandonato la dominanza dell’austerity dei bilanci pubblici da tempo e si è proiettata sul rilancio della crescita attraverso l’introduzione di investimenti a sostegno di settori fortemente colpiti dalla competizione internazionale e sul tema energetico.
Geograficamente parlando acquisiscono interesse anche realtà emergenti asiatiche e latino-americane dove il peso del dollaro meno schiacciante, prezzo di materie prime sempre più remunerativo e tagli dei tassi possibili all’orizzonte rappresentano tutti elementi di un puzzle che lascia intravedere risoluzioni via via più confortanti rispetto al passato. Merita a tal proposito anche un’attenzione maggiore al debito emergente, già sulla via del riscatto nel 2025 dopo anni (tanti!) di sofferenze. La sua presenza nel comparto obbligazionario va considerata, visti anche i rendimenti reali positivi offerti.
Passando ai settori di maggior interesse sia in termini di resilienza che di prospettive e di prezzo occorre fare una premessa. È ovvio che probabilmente qualsiasi settore si vada a premiare nel ribilanciamento di portafoglio sarà a scapito della tecnologia e delle Magnifiche 7 che più o meno tutti i gestori e fondi con estrema riluttanza faticano a disimpegnare. E si capisce bene perché ovviamente; questi “signori” rappresentano la 1/3 della capitalizzazione del mercato e danno vita con i loro investimenti ad una marea di società satellite. Insomma loro sono il mercato detto brutalmente.
Qui si tratta di decidere solo che peso debbano assumere nel nostro portafoglio scommettendo di fatto in una loro sottoperformance relativa rispetto ad altre realtà.
Arrivando perciò al punto la rotazione di un po’ di tecnologia legata in modo diretto all’IA senza eliminarla del tutto dai nostri portafogli potrebbe andare a beneficio del comparto energetico (ne avremo sempre più bisogno, dalle rinnovabili al nucleare) di quello farmaceutico con un focus sul biotech che sta dando segnali di risveglio ed interesse dopo anni di patimenti, delivering e logistica anch’essi miglioreranno i loro bilanci con la diffusione di processi sempre più automatizzati.
Per gli strumenti da introdurre c’è un mondo da poter scegliere e farlo sotto la guida di chi come noi si dedica alla loro analisi è cosa saggia. Scegliere un fondo o ETF in base al proprio appellativo non basta!
Dopo 2 anni abbondanti di “vacche grasse” è opportuno alzare la guardia e non smettere di ragionare!
