FOCUS: il futuro del petrolio

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Dopo il crollo del 7 giugno la quotazione del petrolio si è stabilizzata e non mostra segnali di ripresa. Come è ormai chiaro sia l’accordo tra i paesi OPEC e sia le tensioni tra mezzo Golfo Persico e il Qatar non hanno minimamente influenzato il prezzo.
Il petrolio sembra guidato esclusivamente dal livello delle scorte americane.

Proprio il 7 giugno è uscito il report settimanale dell’Energy Information Administration (Eia) con un dato del tutto inatteso sulla crescita degli stock petroliferi negli Usa, con greggio e benzine aumentati entrambi di 3,3 milioni di barili, interrompendo una sequenza di riduzione avviata di recente. La reazione dei prezzi, immediata e violenta, ha fatto scivolare il Wti sotto 45 dollari, ai minimi da un mese.
Questa inversione è da attribuirsi a diversi fattori: la riduzione delle esportazioni “made in USA”, un aumento delle importazioni (principalmente greggio iracheno) e la riduzione dei consumi di benzine che ha fatto anche rallentare il ritmo di produzione alle raffinerie.
Ai fattori interni negli USA si aggiunge la notizia che la Royal Dutch Shell ha ufficialmente riavviato i flussi di greggio Forcados, fermi quasi ininterrottamente da febbraio 2016 per il sabotaggio di un oleodotto. Si tratta di 200-240 mila barili al giorno in più che finiscono sul mercato.
E’ chiaro come sia l'atteggiamento degli Usa a determinare l'andamento del prezzo del petrolio. Più in generale, però, possiamo affermare che la crisi economica internazionale ha fatto saltare tutti gli schemi e senza crescita consolidata la quotazione del petrolio continuerà ad essere debole nonostante le tensioni geopolitiche un tempo viste come l'anticamera del rally del greggio.
Inoltre l’”evoluzione elettrica” del trasporto sta riducendo sempre più la domanda. Vediamo aumentare le  auto ibride circolare per le strade e la svolta potremmo averla tra 3-4 anni quando si prevede che le nuove batterie permetteranno di viaggiare per oltre 300km con un costo complessivo di acquisto dell’auto entro i 30.000 €.
Tutto ciò, nel lungo periodo, potrebbe portare a un declino del petrolio e non sarebbe strano vederlo tra qualche anno stabilmente intorno a 25 dollari mettendo in difficoltà paesi come Russia, Arabia Saudita, Nigeria e Venezuela.
Nel breve periodo, pensiamo che gli unici fattori che potrebbero portare a una risalita decisa del prezzo sono il fallimento di alcune di società di estrazione di shale oil americano che stanno continuando a estrarre petrolio in perdita (il loro break even è intorno ai 50 dollari) oppure lo scoppio di un vero conflitto nel golfo come successo agli inizi degli anni ‘90.


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