AGGIORNAMENTO MERCATI: 10 spunti di buon senso per il 2024



Col vento in poppa ce ne usciamo da questo 2023 respirando un’aria di sostanziale ottimismo impresso dalle ultime dichiarazioni di Powell. L’uomo che a tutti gli effetti guida i mercati mondiali ha permesso, più che in altre occasioni, di far i “conti” con maggior precisione agli operatori.
Fissare a fine anno i tagli (0.75 in complesso) per i prossimi dodici mesi ha un sapore quantomeno singolare. Ebbene sì, il buon Powel si è finalmente sentito “pronto” ad allentare la stretta, probabilmente per due motivi. 
Il primo è di natura puramente monetaria, insomma legato al suo lavoro in senso stretto. Con un’inflazione apparentemente “stabile e domata”, che si ritrae ad una velocità sempre minore, unitamente ad un’occupazione solida, può provare a spingersi a ridurre i tassi nominali senza rischiare di surriscaldare l’economia e dando respiro alla cosiddetta stabilità finanziaria del sistema.
Il secondo è più sottile, meno “dichiarabile”, ma altrettanto degno di nota. Sappiamo infatti che il governo americano è zavorrato (come la maggior parte dei Paesi specie dopo il COVID) da una mole di debito da rinnovare e prossimo alla scadenza. Lasciare che ciò avvenga con livelli di tasso così elevati mette in seria difficoltà chi si appresta ad emettere billions di bonds già nel 2024. E così, non potendo agire nell’immediato, altro non poteva che dichiarare cosa avrebbe fatto in futuro. Il mercato si è allineato e il gioco (per ora) è fatto. Powell salvifico, Yellen contenta e mercati euforici. 
In questa ultima edizione del 2023 saremo essenziali nel dare il nostro pensiero e lo faremo con 10 considerazioni a nostro parere sensate alla luce di queste premesse:
  1. Il 2024, e probabilmente i prossimi, saranno gli anni dell’obbligazionario. Possiamo disquisire se siano meglio detenere bond di elevato rating, governativi, corporate, High Yield ecc… ma ci troviamo di fronte ad uno scenario di riduzione progressiva di tassi, tassi reali positivi, insomma impegnare denaro su questa asset class permetterà di conseguire rendimenti positivi nei 12 mesi.
  2. Obbligazioni si, occhio però a non esagerare nell’immediato sulla duration, ci sono ancora un paio di questioni da risolvere sulla copertura delle offerte di bond a lungo termine nelle prossime aste (specie in USA)
  3. Attendere allargamenti degli spread per trovare ingressi più vantaggiosi su High Yield e bond di Paesi emergenti, vista la discreta salute dell’economia, non sappiamo a questo punto quanto possa rivelarsi una mossa vincente. La sensazione è che, seppur con maggior volatilità, si possa acquistare con maggior fiducia rispetto ai trimestri precedenti fondi incentrati su queste asset class specialmente per gli High Yield su area Euro.
  4. Tra le commodities la forza strutturale dell’oro è un aspetto che può rivelarsi strategico anche a questi prezzi. La domanda sarà sorretta dagli istituti centrali, nonché rappresentare un tassello sempre valido per contrastare possibili ritracciamenti dell’azionario. Prendere posizione invece su Petrolio o Gas ci sembra argomento più confuso, variabili meno chiare e discordanti impediscono di fare una previsione sensata visti i contrasti all’interno dell’OPEC e la domanda globale sempre meno robusta.
  5. Passando all’azionario ci stiamo spostando su un terreno sempre più fertile. Se da un lato gli indici americani sono stati guidati dai magnifici 7 (Microsoft, Apple, Amazon, Nvidia, Tesla…) e forse in termini di prezzo offrono meno “opportunità”, ci sentiamo di guardare al futuro con ottimismo soprattutto per quei titoli rimasti un po’ indietro. Tecnologia, ma anche healthcare, così come settori legati alla transizione energetica, che tanto hanno patito sinora, se lo scenario dovesse mantenersi risk-on potrebbero tornare a brillare
  6. L’Europa ha dalla sua valutazioni molto più appetibili rispetto all’equity USA e sebbene la crescita e l’inflazione non abbiano valori ancora un granché confortanti potrebbe sorprendere “battendo” gli indici americani recuperando parte del gap maturato lo scorso anno. Il tema ESG, con tutta la mole di investimenti stanziati, specie sulla componente environment, dovrebbe richiamare volumi sui titoli impegnati nella filiera produttiva.
  7. Le banche sono un settore che probabilmente avrebbe dovuto brillare già nel 2023, ma forse, con lo spettro sempre vivo di una recessione imminente, lasciava ancora più di un dubbio agli operatori. Altro settore questo che ha grandi potenzialità, alla luce degli utili di cui beneficia in questa fase storica di tassi elevati e delle quotazioni cheap rispetto alla maggior parte dei settori.
  8. Uno dei settori che è rimasto più indietro nei prezzi è quello dell’healthcare, un difensivo nei portafogli per eccellenza, ma anche uno di quelli che nel lungo termine difficilmente tradisce, a cui certo non mancano gli utili per i big e le opportunità per ricerca e biotech. Anche qui ha senso prendere posizione
  9. Sul mondo emergente le opportunità non mancano ovviamente, in particolare non si può non notare la parabola crescente che ha avuto l’India negli ultimi anni. Certo i prezzi sono cresciuti notevolmente, ma potremmo trovarci di fronte ad un Paese che ha imboccato la strada dello sviluppo e che soprattutto preoccupa meno di una Cina dal punto di vista politico. Libero mercato e notevoli investimenti in infrastrutture possono sostenere anche la marginalità delle imprese. 
  10. Tanto in passato abbiamo parlato della Cina. Le delusioni finora su questi mercati non si contano più. L’ombra dell’immobiliare mina tuttora la fiducia dei cinesi, mai come ultimamente coi forzieri pieni di liquidità. Da questo stallo prima o poi si dovrà uscire, non c’è dubbio. Ormai gli anni bui sono già tre di fila. Grandi manovre monetarie e fiscali stentano a venire riversate dalle autorità sul mercato interno, perlomeno insufficienti a stimolare la fiducia degli investitori. La sensazione è che ci voglia pazienza, ma resta il fatto che per chi ha posizioni aperte e fortemente in perdita il consiglio è tenere. Un downside potenziale a questi livelli è onestamente poco profondo e infine la consapevolezza collettiva è che la Cina ha bisogno degli altri mercati, come gli altri mercati non possano fare a meno di lei.
Gentili lettori, grazie del vostro tempo e Buone Feste!

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