AGGIORNAMENTO MERCATI: azionario troppo caro?
Fermo restando che ancora una volta hanno avuto la meglio i Tori, deridendo il fascino sempre vivo dell’Orso e dei suoi profeti di sventura, non resta che chiedersi se rimanere investiti in azioni non sia, agli attuali livelli, un po’ azzardato.
Mentre la telenovela mediatica sul conflitto iraniano prosegue all’insegna della menzogna autocelebrativa di una Casa Bianca nei fatti sconfitta sia economicamente che in termini di consenso politico, il mercato sperimenta nuovi massimi storici un po’ a tutte le latitudini del globo.
Le ragioni sono nei numeri.
Più dell’80% delle 500 società che compongono l’indice S&P500 hanno riportato utili superiori alle attese con una confortante prospettiva sui dati futuri (l’EPS si è attestato intorno al 27% su base annua). Il motore di questa crescita, è facile intuirlo, arriva dalla rivoluzione in atto dettata dall’avvento dell’IA.
Quando si manifestano fenomeni così dirompenti diventa difficile dare un limite agli sprint dei mercati. Si tratta infatti di una variabile shock che si inserisce nella ciclicità dell’economia scompaginando ordinari equilibri sperimentabili in condizioni di normalità.
La portata di tale rivoluzione è enorme, coinvolge tutti i settori produttivi e obbliga ad investire, creando business e ricavi a molte realtà attive tra i semiconduttori, hardware, chip, server, infrastrutture, produttori di energia…
Siamo probabilmente entrati nella fase espansiva di tale fenomeno che vedrà un approccio meno ottimistico e più selettivo riportando alla realtà prezzi ed investitori, ma per il momento tali quotazioni non si possono definire tirate visto il trend di crescita atteso degli utili di molte realtà tech.
Prevedibile forse nel breve una battuta d’arresto o quantomeno una fase di consolidamento sui livelli attuali entro l’estate. La sorprendente performance in pieno conflitto in Oriente potrebbe presentare un’inclinazione che tenderà ad appiattirsi nelle prossime settimane, ma resta il clima di fiducia sempre più diffuso tra gli operatori.
Più una fase di riflessione che un picco su cui ricalibrare i pesi azionari in portafoglio. Quanto detto sopra fa propendere appunto per il conseguimento di nuovi massimi, dove tecnologia ed energia probabilmente si manterranno alla testa del gruppo in quanto epicentro del terremoto tecnologico in atto.
Se giugno, quindi, non è storicamente un mese benevolo per i mercati e può rappresentare per gli amanti del timing e i traders una pausa operativa, gli occhi degli investitori possono concentrarsi su un futuro a dir poco confortante sia nei dati che nella forza dimostrata nelle ultime settimane dai mercati su ogni piazza finanziaria.
Sulla base di questi elementi definibili oggettivi e più pertinenti alle scelte di investimento rispetto alla geopolitica, si stanno affrettando i vari operatori a ridefinire al rialzo i target di fine anno degli indici. Non che questo indichi la traiettoria certa futura, ma l’ottimismo è una variabile aggiuntiva verso il successo…
Chiudendo con una riflessione un po’ accademica, è particolarmente benevolo solitamente notare che il mercato pesi con maggior convinzione gli aspetti micro piuttosto che macroeconomici. Quando la crescita delle Borse è legata principalmente a quella delle aziende suona come più robusta e giustificata, dopotutto gli azionisti amano sapersi investiti in capitali realmente redditizi. Dipendere da politiche monetarie o dichiarazioni di influenti governatori o governanti. I recenti rialzi hanno un sapore più micro per l’appunto, in controtendenza all’ipotesi di rialzo dei tassi paventato dalle Banche Centrali in caso di aumento dell’inflazione.
Il peso “micro” supera quello “macro”, altra buona e sana notizia.
Mentre la telenovela mediatica sul conflitto iraniano prosegue all’insegna della menzogna autocelebrativa di una Casa Bianca nei fatti sconfitta sia economicamente che in termini di consenso politico, il mercato sperimenta nuovi massimi storici un po’ a tutte le latitudini del globo.
Le ragioni sono nei numeri.
Più dell’80% delle 500 società che compongono l’indice S&P500 hanno riportato utili superiori alle attese con una confortante prospettiva sui dati futuri (l’EPS si è attestato intorno al 27% su base annua). Il motore di questa crescita, è facile intuirlo, arriva dalla rivoluzione in atto dettata dall’avvento dell’IA.
Quando si manifestano fenomeni così dirompenti diventa difficile dare un limite agli sprint dei mercati. Si tratta infatti di una variabile shock che si inserisce nella ciclicità dell’economia scompaginando ordinari equilibri sperimentabili in condizioni di normalità.
La portata di tale rivoluzione è enorme, coinvolge tutti i settori produttivi e obbliga ad investire, creando business e ricavi a molte realtà attive tra i semiconduttori, hardware, chip, server, infrastrutture, produttori di energia…
Siamo probabilmente entrati nella fase espansiva di tale fenomeno che vedrà un approccio meno ottimistico e più selettivo riportando alla realtà prezzi ed investitori, ma per il momento tali quotazioni non si possono definire tirate visto il trend di crescita atteso degli utili di molte realtà tech.
Prevedibile forse nel breve una battuta d’arresto o quantomeno una fase di consolidamento sui livelli attuali entro l’estate. La sorprendente performance in pieno conflitto in Oriente potrebbe presentare un’inclinazione che tenderà ad appiattirsi nelle prossime settimane, ma resta il clima di fiducia sempre più diffuso tra gli operatori.
Più una fase di riflessione che un picco su cui ricalibrare i pesi azionari in portafoglio. Quanto detto sopra fa propendere appunto per il conseguimento di nuovi massimi, dove tecnologia ed energia probabilmente si manterranno alla testa del gruppo in quanto epicentro del terremoto tecnologico in atto.
Se giugno, quindi, non è storicamente un mese benevolo per i mercati e può rappresentare per gli amanti del timing e i traders una pausa operativa, gli occhi degli investitori possono concentrarsi su un futuro a dir poco confortante sia nei dati che nella forza dimostrata nelle ultime settimane dai mercati su ogni piazza finanziaria.
Sulla base di questi elementi definibili oggettivi e più pertinenti alle scelte di investimento rispetto alla geopolitica, si stanno affrettando i vari operatori a ridefinire al rialzo i target di fine anno degli indici. Non che questo indichi la traiettoria certa futura, ma l’ottimismo è una variabile aggiuntiva verso il successo…
Chiudendo con una riflessione un po’ accademica, è particolarmente benevolo solitamente notare che il mercato pesi con maggior convinzione gli aspetti micro piuttosto che macroeconomici. Quando la crescita delle Borse è legata principalmente a quella delle aziende suona come più robusta e giustificata, dopotutto gli azionisti amano sapersi investiti in capitali realmente redditizi. Dipendere da politiche monetarie o dichiarazioni di influenti governatori o governanti. I recenti rialzi hanno un sapore più micro per l’appunto, in controtendenza all’ipotesi di rialzo dei tassi paventato dalle Banche Centrali in caso di aumento dell’inflazione.
Il peso “micro” supera quello “macro”, altra buona e sana notizia.
