AGGIORNAMENTO MERCATI: term premium is back


Non si parla d’altro in questi giorni.
Le obbligazioni a lunga scadenza stanno perdendo valore e di conseguenza cresce il loro rendimento (se acquistate ora…).
L’inciso è d’obbligo perché avevamo già in passato segnalato il pericolo e di diffidare di tale asset class.
La parte migliore della curva resta quella tra i 3 e 5 anni e le ragioni stanno proprio nella crescita del term premium, premio a termine, cioè quella quota riconosciuta agli investitori disposti a comprare obbligazioni con scadenze più lunghe.
Alcuni risparmiatori dopo anni di digiuno di rendimenti tra il 2008 e il 2020 si sono fatti ingolosire in questi anni dal ritorno alla redditività dei bond temendo in una graduale e imminente riduzione dei tassi. Scenario possibile ma non certo dei più probabili vista la nuova era in cui siamo piombati tra conflitti, resilienza inflattiva, deglobalizzazione-dedollarizzazione e aumento del debito globale. 
La curva dei rendimenti pre-2008 presentava caratteristiche ben diverse da quella degli ultimi 18 anni, piatta se non addirittura negativa, rifletteva un’idea di assenza di inflazione e incrollabile fiducia nella sostenibilità del debito. 
La storia ora però ci racconta qualcos’altro.
Intanto la pesante mano delle banche centrali di fronte ad un’economia scoppiettante costellata di dati positivi si è andata ritirando lasciando che il mercato faccia le proprie valutazioni. 
E allora se proprio vogliamo cercare delle similitudini più consone dobbiamo tornare agli anni 90, dove il risk premium viaggiava a livelli superiori all’attuale 1%, fermo restando che la storia è storia.
Il mondo con i suoi equilibri internazionali però è radicalmente cambiato. Se un tempo economie all’epoca emergenti erano disposte a pagare il conto agli USA in cambio di investimenti e capitali americani per foraggiare la loro crescita, ora, a distanza di più di 20 anni, si affacciano ai mercati con piena autonomia e potere decisionale, col risultato di disimpegnare debito e riserve valutarie statunitensi. 
Grattacapo non da poco per Trump e compagni che si ritrovano a doversi finanziare a costi sempre più elevati e se ci uniamo il quadro geopolitico in essere che può solo portare pressioni inflazionistiche, resta lecito chiedersi come la Casa Bianca possa essere in grado di mantenere i propri impegni di campagna elettorale di affordability…
Il debito quindi potrebbe tornare ad essere un tema centrale sui mercati, specie se il term premium dovesse impennarsi ulteriormente. Il controllo della curva da parte di Bessent dichiarato a sostegno delle lunghe scadenze non ha sortito l’effetto sperato per ora.
In ultima analisi resta da chiederci come si potrebbero comportare i mercati di qui in avanti.
Lo scenario in parte non promette bene. Rendimenti obbligazionari elevati deprimono l’azionario e i consumi. Il sistema però resta liquido, così come sono solidi i dati delle trimestrali aziendali e l’attenzione per ora è sempre concentrata sulla crescita legata all’AI. 
Prevedere un repentino cambio del vento forse è prematuro ma lo scenario comincia a generare qualche dubbio di natura macro-finanziaria. 
Disimpegnare l’azionario a favore dei bond potrebbe non sortire (ancora una volta) gli effetti sperati…
Ci attendono tempi interessanti, dove coprirsi dai rischi in condizioni di correlazione tra asset class differenti sempre più marcata, non è affatto facile.

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